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Once upon a time in the West – Ennio Morricone (C’era una volta il West)

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Una volta c’era la musica: ‘Ennio, il maestro’ è uno splendido documentario che ci mostra chi era morricone.

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Tutto inizia con il suono di un metronomo. Siamo a casa sua, più precisamente nel suo ufficio, il luogo dove sono avvenuti tanti miracoli. E all’improvviso appare e lo accompagniamo nei suoi esercizi di mobilità. Ha 90 anni, ma l’agilità dei suoi movimenti e lo scintillio dei suoi occhi lo fanno sembrare molto più giovane.

Una volta terminata la routine, si siede e inizia con gioia a muovere le braccia per dirigere un’orchestra inesistente mentre ascoltiamo il suo bellissimo tema principale per “L’ Eredità Ferramonti”. Piacere di conoscerti, Maestro Ennio Morricone.

Avere un documentario come “Ennio il Maestro” è, senza esagerare, un miracolo. Dopo il brillante libro di interviste di Alessandro De Rosa pubblicato nel 2016, sembrava che non avremmo saputo più conoscere la figura del colosso compositore. Del resto è stato il buon vecchio Giuseppe Tornatore a compiere l’impresa di realizzare il suo progetto più personale: scoprire chi è Ennio Morricone.

Tornatore firma il ritratto che più si avvicina a Morricone.

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Raccontato in ordine cronologico, ripercorriamo il percorso professionale del compositore: gli esordi come trombettista con il padre Mario Morricone, la formazione con il professor Goffredo Petrassi, i primi passi come arrangiatore per la RCA, la fondazione del gruppo di improvvisazione Nuova Consonanza e molto altro ancora. Insomma il suo lavoro per il cinema. Sequenze di film, immagini d’archivio e numerose interviste a colleghi professionisti e amici accompagnano Morricone mentre parla non solo alle nostre orecchie ma anche ai nostri occhi.

E poi accade la magia: l’artista canticchia, ride, ricorda e si commuove. Non avevamo mai visto Ennio Morricone, artista così riservato e critico nei confronti del proprio lavoro (non si accontentava mai dell’acclamato lavoro per la trilogia del Dollaro di Sergio Leone), così umano, vicino e semplice come prima. Attraverso la sua dichiarazione capiamo perché si dedica alla composizione per il cinema e quale enorme contraddizione questo porta con sé per lui nonostante il successo.

È bello e perfino poetico che Tornatore sia stato responsabile della realizzazione di questo progetto. Morricone ha lavorato su più di 500 progetti con un gran numero di registi e nonostante abbia ripetuto con la maggior parte di essi, possiamo dire che uno dei rapporti più importanti è quello nato grazie a “Cinema Paradiso”.

Da allora, al regista non è mancato il suo collaboratore più importante e la sua filmografia è stata fondamentale per la fase finale del compositore, nella quale troviamo colonne sonore famose come “La leggenda del pianista nell’oceano” (vincitore del Golden Globe), ‘ Malèna ” (candidato all’Oscar) o “La Correspondencia”, l’ultima colonna sonora composta dal romano per il cinema.

A causa della lunga durata (156 minuti in totale) e del gran numero di titoli da evidenziare, il ritmo alla fine è un po’ incoerente. Non c’è niente di sbagliato nell’eccezionale montaggio del film; il ritmo con cui inizia e continua per più della metà è mozzafiato.

Ma quando si arriva a ‘C’era una volta in America’ ​​e ‘The Mission’ (forse le due opere più importanti di tutta la sua carriera), si ha la sensazione che voglia raccontare tutto quello che resta in maniera accelerata, senza parlare di gran parte della produzione americana degli anni ’80 e ’90 e con un’enfasi particolare sugli Oscar, il che è addirittura fastidioso perché nonostante il grave errore dell’Academy di non premiare ‘The Mission’ a scapito di Herbie Hancock e del suo ‘Round Midnight’, altri concorsi internazionali hanno riconosciuto il suo lavoro (ad esempio i BAFTA lo hanno premiato ogni volta che è apparso come concorrente sei volte, le date non sono menzionate).

È strano che venga realizzato un documentario su un compositore di musica da film, e ancor di più che riesca ad arrivare sullo schermo. Finora, l’unico riferimento era ‘Music for the Movies: Bernard Herrmann’ del 1992, candidato all’Oscar.

Si potrebbe però dire che questo documentario è di tutt’altra natura, poiché il più grande dei tanti pregi di “Ennio il Maestro” è quello di avere la testimonianza diretta e ravvicinata del compositore in stato di grazia. Si potrebbe dire che è più di un documentario su Ennio Morricone, è un film in cui lui è protagonista.

Va detto che Ennio Morricone è sempre stato il compositore di colonne sonore più popolare di tutti i tempi, insieme a Vangelis, John Williams e Hans Zimmer (questi ultimi due compaiono nel filmato).

Ennio Morricone è nato il 10 novembre 1928 ed è morto il 6 luglio 2020, il che purtroppo significa che non ha visto quest’opera durante la sua vita. L’artista che ha sempre voluto lasciare il cinema, ma il cinema stesso non lo ha mai lasciato andare, rivive non solo nelle sue colonne sonore, ma ora anche in questo documentario. È stato un piacere conoscerti, Maestro

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